A solo vent’anni sacrificò la vita per salvare dieci ostaggi. Era nato a Sora, in località Campopiano il 30 gennaio 1924, è uno dei tre Martiri di Fiesole. Il 12 agosto 1944 si consegnò volontariamente ai nazisti insieme ai colleghi Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti per evitare la fucilazione di dieci civili.
Il suo gesto gli valse la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria

Aveva soltanto vent’anni quando scelse di mettere la vita degli altri davanti alla propria. Il nome di Alberto La Rocca, nato a Sora il 30 gennaio 1924, è legato a una delle pagine più alte della storia dell’Arma dei Carabinieri e della Resistenza italiana. Insieme ai colleghi Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, è ricordato come uno dei Martiri di Fiesole, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria per un sacrificio che salvò dieci ostaggi civili.
Nell’estate del 1944 La Rocca prestava servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Fiesole. Con il fronte alleato ormai vicino, alcuni militari dell’Arma collaboravano con la Resistenza. Il 12 agosto i nazisti scoprirono quei collegamenti e rastrellarono dieci civili innocenti, minacciando di fucilarli se i carabinieri responsabili non si fossero consegnati.
Pur avendo la possibilità di sottrarsi alla cattura, Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti decisero consapevolmente di consegnarsi al comando tedesco. Gli ostaggi furono liberati, mentre i tre giovani carabinieri vennero fucilati quello stesso giorno nei pressi di Villa La Badia, a Fiesole. Avevano rispettivamente 20, 21 e 22 anni.
Per quel gesto di straordinario coraggio, Alberto La Rocca è entrato nella storia come simbolo di altruismo, senso del dovere e fedeltà ai valori dell’Arma.

A oltre ottant’anni dalla sua morte, la città di Sora continua a custodirne la memoria con iniziative istituzionali e luoghi dedicati al giovane carabiniere.
La Compagnia dei Carabinieri della città è intitolata ad Alberto La Rocca e all’esterno della caserma un monumento e una lapide ricordano il suo sacrificio. Anche la scuola primaria della frazione di Campopiano, dove nacque e trascorse l’infanzia, porta il suo nome, così come una via cittadina.
Ogni anno, in occasione del 12 agosto, il Comune di Sora promuove cerimonie commemorative con la deposizione di corone d’alloro e momenti di riflessione, mentre delegazioni istituzionali partecipano alle celebrazioni organizzate a Fiesole sul luogo del martirio. Il suo nome è inoltre legato a iniziative culturali, concorsi scolastici e manifestazioni dedicate ai valori della legalità, della memoria e del servizio allo Stato.
Alberto La Rocca nacque da Vincenzo La Rocca e Filomena Cirelli ed era il nono di undici figli. La famiglia viveva del lavoro nei campi nella frazione di Campopiano, dove il giovane trascorse un’infanzia segnata anche dalla prematura scomparsa del padre, morto nel 1929.
Le difficoltà economiche lo costrinsero a interrompere gli studi dopo le prime classi elementari per aiutare la famiglia nelle attività agricole. Da quella realtà contadina iniziò il percorso che lo avrebbe portato a indossare la divisa dell’Arma dei Carabinieri e, pochi anni dopo, a compiere uno dei più nobili atti di sacrificio della Seconda guerra mondiale.
Ancora oggi, per la comunità sorana, Alberto La Rocca rappresenta una figura esemplare: un giovane che scelse di morire per salvare la vita di altri, lasciando un’eredità morale che continua a essere tramandata alle nuove generazioni.

Il ricordo di Alberto La Rocca continua a vivere anche attraverso le iniziative promosse dall’Arma dei Carabinieri. La sua figura viene regolarmente ricordata durante cerimonie commemorative, incontri con gli studenti, conferenze sulla memoria storica e celebrazioni dedicate ai Martiri di Fiesole. In occasione degli anniversari del sacrificio, reparti dell’Arma, autorità civili e militari e rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri rendono omaggio al giovane carabiniere con la depo- sizione di corone d’alloro e momenti di raccoglimento, riaffermando i valori del dovere, del coraggio e del servizio alla collettività che ne hanno contraddistinto la vita. Il suo esempio è inoltre valorizzato nelle pubblicazioni storiche dell’Arma e nelle attività istituzionali dedicate alla formazione delle nuove generazioni di carabinieri, quale simbolo di fedeltà allo Stato e di supremo spirito di sacrificio.
(da Vita Ciociara online, numero 4 luglio-Agosto 2026)
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